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Io volevo sapere se mi posso difendere col Karate


Premetto che Niccolò è un nostro allievo che, quando formulò questo quesito, aveva 9 anni ed era una validissima cintura verde.


IO VOLEVO SAPERE SE MI POTEVO DIFENDERE CON IL KARATE quando il mio amico che abita in campagna si vuole fare grande davanti a un suo amico e al suo cugino, buttandomi fuori di casa (sua) e cominciando a menare.


Ciao, Niccolò.

Ringrazio Niccolò per la domanda, penso che una frase spesso citata dal maestro Funakoshi riguardo al Karate faccia al caso nostro: “ KARATE IN SENTE NASHI il Karate non è un mezzo di offesa e danno “il karateka non attacca mai per primo”. Questo deve essere compreso bene, il karate è un’arte di autodifesa che insegna a parare e a colpire vincendo sull’attaccante nella maniera più veloce e potente. Fin dalle prime volte, però, viene insegnato il controllo che abitua il praticante ad adeguare i colpi alla situazione. Chi pratica karate è cosciente di saper usare quello che gli viene insegnato, è compito suo giudicare quando è il momento; deve essere sicuro che con nessun altro mezzo è riuscito a far desistere l’altro da uno scontro. Nel caso che ogni tentativo sia stato inutile, non ci si può lasciare andare alla rabbia cieca, il controllo deve rimanere presente, cercando di dominare la situazione limitando allo stretto necessario l’uso della forza. Ricordo , e questo deve essere una regola per tutti, che in tanti anni di pratica non ho mai avuto questa necessità.
Il controllo mentale è quello più difficile da mettere in pratica.
Queste situazioni, come ci ha descritto Niccolò, sono una vera prova per il Karateka, qui si esprime tutto l’autocontrollo acquisito evitando uno scontro. Bravo Niccolò a non rispondere alle provocazioni e a porsi il quesito se era il caso di innescare una battaglia. Quante volte avete litigato aspramente per poi, successivamente, pentirvi di quello che era successo? Il forte Karateka è quello che riesce a controllare la situazione e a dominarla senza offesa o danno uscendone a testa alta.
Per completare il mio pensiero voglio raccontare un episodio di un film che ho visto anni fa, parlava di un paese abitato da contadini che oppressi da una banda di briganti decisero di assoldare dei samurai per difendersi. Contattato un grande maestro gli affidarono i loro risparmi incaricandolo di fare questa ricerca per loro.
Il maestro si recò in una città, luogo dove si ritrovavano questi samurai, e sparse la voce che cercava dei valorosi combattenti. La risposta dei samurai non si fece attendere, decine di samurai ma anche impostori si presentarono decantando le loro qualità e reclamando un posto. Il maestro a questo punto decise di escogitare uno stratagemma per capire se veramente le persone scelte erano veramente brave ed esperte. Seduto in una stanza mise uno dei suoi servitori più robusti dietro la porta armato di un grosso bastone con l’incarico di colpire più forte possibile il samurai che entrava.
Il primo che entro si prese una bella legnata in testa e fu portato via, il secondo entrò e cerco di difendersi ma non ci riuscì, il terzo, più veloce degli altri, appena entrato riuscì a difendersi però malamente, il quarto, famoso per la sua bravura entro e riuscì a disarmare il servitore (lui fu assunto).
Il quinto (diventò nella storia capo del gruppo) arrivato sulla soglia stava per entrare quando si fermò. Qualcosa non andava?? Si allontanò dalla porta dichiarando che lui non sarebbe entrato perché era troppo pericoloso. Egli aveva percepito il pericolo prima che il servitore potesse colpirlo. Questo insegna il Karate, a percepire il pericolo cercando di evitare uno scontro che può portare si ad una vittoria, ma difficilmente senza problemi.

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