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Dei tipi e dei caratteri nel Karate-Do


In quasi due anni di pratica abbiamo creduto di ravvisare grosso modo i seguenti tipi di karateka, tra cui ci siamo naturalmente anche noi. A ragione si può dire che “ogni riferimento a persone o fatti realmente esistiti...non è affatto casuale!”

Karateka primitivo: crede che l’allenamento consista nel procurare un danno fisico all’avversario, per cui quando il maestro raccomanda di “entrare dentro con la tecnica”, lui esegue alla lettera e cerca di sfondare i tuoi addominali per vedere cosa c’è dentro. Quando tocca allenarsi con lui è meglio calcolare bene la distanza, cioè calcolarla in eccesso, per essere fuori dalla portata. Meglio un rimprovero del maestro che una costola rotta.

Karateka perverso: colto, brillante, fine dicitore, è una personcina tranquilla fuori dalla palestra ma durante l’allenamento rivela a dir poco istinti assassini, di cui non si rende pienamente conto. Nell’attaccare la razionalità gli dice di fermarsi a tre centimetri dalla tua faccia, un piacere inconfessabile e perverso invece lo guida sicuro alla meta. Dopo averti colpito si scusa costernato, ma tu sai ormai che se impugna un bastone diventa un altro e che te lo tirerà certamente sulla testa.

Karateka morboso: crede che l’allenamento consista nel provare lui medesimo dolore fisico e per questo si impegna. Interagisce bene con il Karateka primitivo, che ha ciccia per la sua clava, e anche con il Karateka mite, a cui sussurra in modo francamente inquietante: “Picchiami...dai, più forte!!...ancora...cosìììì!!”.

Karateka mite: odia la violenza e l’idea di poter causare dolore fisico all’avversario, nonché del provarlo lo spaventa, ma nonostante questo è perplesso e insieme stimolato dal Karateka morboso. Non esprime tutta la sua grinta perché è disdicevole e perché è un mistico ma rivela una insospettabile forza di carattere quando convince con successo una cintura di grado superiore a eseguire scorrettamente un esercizio. Non andrebbe mai ad un allenamento con il karategi stropicciato.

Karateka distratto: arriva in palestra sulla sua nuvola, da cui non scende quasi mai. È consapevole di essere lì a praticare Karate, infatti si cambia in modo appropriato, anche se il nodo della cintura è uno dei suoi più grandi interrogativi. Se tocca a lui fare il saluto, preso dal panico si fa dare (invano) ripetizioni di Giapponese e Saluti, poi se la cava all’ultimo momento costringendo qualcun altro al posto suo. Si dimentica abitualmente di parare e non esegue mai la tecnica che ha appena promesso di fare. Non è un tipo fisso, in genere tutti passiamo da questo stato almeno due o tre volte al mese.

Karateka ridens: non possiede un animo da monaco Zen né ambisce ad essere un vero Giapponese perché in fondo al suo cuore rimane uno scettico. Efficace nell’attaccare, come strategia di difesa adotta la risata fragorosa, che confonde qualunque tipo di avversario, fuorché il distratto che non si accorge di niente. Piacevole la conversazione che ama intrattenere proprio durante l’esecuzione di una tecnica

Karateka presenzialista: c’è sempre. Non esiste lezione, stage, gara, torneo, uscita in pizzeria che non lo veda presente. A qualunque ora di qualunque giorno di qualunque mese lui c’è: anche il 15 d’agosto alle ore 16, quando tutti sono al mare, se c’è una lezione (e di sicuro c’è), lui è presente. Non importa se si tratta di una lezione riservata ai gradi più alti: è disposto a qualsiasi nefandezza, come tingersi la cintura o rubarla a qualcun altro nello spogliatoio, pur di potere affermare “io c’ero”. Vano cercare di uguagliarlo, data la sua imbattibile dote di ubiquità: molti ci provano, molti altri invece ci rinunciano e non si fanno vedere nemmeno alle lezioni normali.

Karateka samurai: è il momento finale della metamorfosi, lo scopo per cui tutti ci esercitiamo ogni giorno. Se non fosse per i caratteristici tratti mediterranei lo diresti un vero Giapponese, anche perché ormai si esprime solo nella lingua del Paese del Sol Levante. Osserva scrupolosamente ogni regola possibile, anche quelle che si inventa lui, ed è in grado di guardare fisso negli occhi qualcuno senza ridere anche per dieci minuti: per questo si allena davanti allo specchio quasi tutte le sere. Il suo karategi si regge in piedi per miracolo. Un modello inimitabile!

FrancescaGallori


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